venerdì 25 dicembre 2009

Il vicerè d'Italia, Caligola

Questa è la storia, di un uomo che nel 2001 assunse una carica molto importante, la carica di vicerè! Questo vicerè abitutato ai giochi di potere, darà il suo misero contributo alla spartizione di cospicue somme di denaro pubblico. Questo uomo buono, che appare ogni tanto in televisione, con il suo sorriso smagliante e che ci regala tanta tanta sicurezza distribuisce i nostri soldi che servono alla prevenzione e alla salvaguardia del nostro paese per feste ed eventi. Un pò come faceva Caligola, ma qua manca il suo fido cavallo. Quest'uomo cosi buono gestisce la Protezione civile. Riporto alcuni estratti di un articolo usciti sull'espresso. A quanto sembra la Protezione civile e il suo sommo e incotrastato capo hanno deciso di trasformare la struttura in una società per azione e ciò rappresenterebbe una azione senza precedenti. Nessuno sa di quanto soldi possa usufruire il nostro caro Vicerè, soldi dei contribuenti ovviamente, ma qualcosa mi dice che sono proprio tanti. Nel momento in cui la protezione civile diverrà una società per azioni, Don Guido(ops, mi è scappato il nome) potrà spendere ancora più facilmente in nostri soldi su appalti e altre cose in maniera ancor più incontrollata e libera. Praticamente questo progetto proposto da Gianni Letta fa si di levare il potere decisionale al parlamento e di prendere le misure più immediate direttamente al ''consiglio di amministrazione'' della società! Qualcuno potrebbe dire, ingenuamente: bene, in caso di emergenza si può gestire meglio la situazione intervenendo più celermente. Ma, purtroppo, scusatemi la mia diffidenza, ma dopo 8 anni di governato di questo signore qualche dubbio mi viene. Vi porto qualche notiza, sempre estrapolata dall'espresso per far giudicare a voi la mia diffidenza. Come riportato dal settimanele, ''il vicerè dalle mani d'oro'', come viene chiamato, pensate che tutta la sua equipe di ingegneri e tecnici vengono molto spesso dirottati ad occuparsi di serate di gala, piscine e trampolini (mondiali di nuoto del 2009, una vergogna di sprechi), alberghi, aiuole e parcheggi (la Maddalena e l'Aquila per il G8), asfaltatura di strade e rotonde (Varese, mondiali di ciclismo 2008). Risorse e professionalità che non possono esssere dedicate a tempo pieno ai veri pericoli naturali che minacciano l'Italia. Negli armadi della protezione civile in via Vitorchiano a Roma vengono infatti tenute segrete previsioni da paura (protezioni rischio sismico XXI secolo). In base a quanto è scritto nel rapporto riservato, nei prossimi anni 90 anni in Italia bisogna aspettarsi tra i 50 mila e i 200 mila morti e feriti per i terremoti. Don Guido ha trasformato la Protezione civile in una macchina per creare consenso, anche tra gli imprenditori. Leggiamo i bilanci della società privata che dal 2001 in poi ha vinto tutti i principali appalti per l'organizzazione finale dei grandi eventi. E' una srl con appena 35 mila euro di capitale. Si chiama Gruppo Triumph e ha sede a Monte Mario a Roma(prima dell'arrivo di quel sant'uomo questa povera donna fatturava 632 mila euro, ora oltre 28 milioni, urra guidoooo). A capo del gruppo c'è un ex interprete dell'ambasciatore Usa in Vaticano, Maria Crisiuolo, 47 anni. Dal centrodestra al centrosinistra. Da Gianni Letta a Walter Veltroni. E anche nella Santa Sede. Quando c'è qualcosa da spartire, non ci si guarda in faccia e poca interessa il colore politico di appartenenza.
Guido Bertolaso non bada a spese per i grandi eventi. per il vertice Nato-Russia del 2002 a Pratica del mare, la Triumph di Maria Crisciuolo incassa dalla Protezione civile 7 milioni 45 mila euro soltanto per le attività connesse all'organizzazione, gli allestimenti, la ristorazione, le fotocopiatrici, gli interpreti. Per i due giorni di eventi a cui partecipavano quei due criminali di Putin e Bush,, il dipartimento di Don Giulio firma contratti per 36 milioni e 284 euro. ci sono alcune cifre curiose. Come 74 mila euro per il facchinaggio da Pratica a Castelnuovo, 69 km di percorso al costo di 1072 euro al km. Oppure 1 milione speso per il taglio di prato e siepi, 662 mila per la riqualificazione del circolo ufficiali, 21 mila per la pedana per i giornalisti, 457 mila per la consultazione dei notiziari di agenda e altre porcherie del genere. Maria Crisciuolo è molto conosciuta nell'ambiente, visto che comunque le consulenze pagano molto molto bene. Firmano contratti con lei il ministri ed ex: Roberto Maroni, Franco Frattini, Antonio Martino, Alberto Matteoli, Gianni Urbani ed ecc ecc. Le gare d'appalto per il G8 dell'estate scorsa, le ha assegnate la Protezione civile. Le buste sigillate con le previsioni sui vincitori non hanno nessun valore legale. Ma il vicerè e i suoi colleghi, indovinavano con mesi di anticipo. Sapate chi ha vinto l'appalto? La triumph. Sono proprio un cospiratore diffidente io.
Vi ricordate il terremoto in Indonesia con il successivo maremoto? Il nostro caro vicerè vuole organizzare tutto da solo. Il nostro pio uomo, dopo la raccolta di 16 milioni e 156 mila euro raccolti con gli sms per gli aiuti, sapete cosa architetta? Manda due Canadair del servizio antincendio inadattissimi per le operzione a lungo raggio. Infatti essi non superano i 365 km/h e hanno 6 ore di autonomia. Ci impiegano qualcosa come 4 giorni per arrivare, ed avendo una stiva per trasportare acqua, possono in questo caso portare solo 6 tende. i nostri piloti, seguendo il genio del vicerè dopo 452 ore di viaggio riescono a distribuire 250 tende alla modica cifra con l'esercizio del Canadair di soli 14 mila euro l'ora. Ma lo sapevate che la nostra cara Protezione civile si occupava anche della canonizzazione di Padre Pio? E dei funerali del papa? e della organizzazione della Vuitton Cup a Trapani? e dei giochi del Mediterraneo? e del 150° anniversario dell'unità d'Italia previsto per il 2011? Ma scusatemi, ma con tutti questi impegni, ma dove trova il tempo di leggere i censimenti dei territori su rischio sismisco tipo l'Abruzzo? E se poi il 6 aprile è successo quel che è successo, mica è colpa sua? Meglio affidare le prevenzioni delle catastrofi ai collaboratori esterni. DAi 113 del 2008, siamo passati ai 199 del 2009. Un pò per la riscostruzioni dell'Aquila, un pò per le voci che prevedono un'informativa di trecento assunzioni nella nuova Protezione civile servizi spa. Ma anche loro devono dividersi, come Flaminia Lais, messa per metà del tempo a lavorare sulle frane del 2007 in provincia di Messina e l'altra metà sui grandi eventi. Nel 2008 l'emergenza messinese può contare anche su altri nomi, con un misero stipendio di 24 euro al mese. Abbiamo altri sei collaboratori, di quale cinque si dedicano ai problemi del traffico, mentre altri due agli eccazionali eventi atmosferici del 2007,: ma nessuno riesce a verificare l'allerta meteo di ottobre 2009, a Giampilieri, Scaletta Zanclea e Altoilia. Vabbè, scusatemi, avete ragione, con tutto quel che hanno da fare ed essendo cosi sottopagati, secondo voi hanno il tempo di raccogliere gli incessanti allarmi mandati per salvare la vita di 36 persone? Scusatemi se mi fermo ma gente del genere mi fa venire il volta stomaco.

domenica 22 novembre 2009

scorie di oggi

Ogni giorno muore una parte di noi,
vorrei una spalla su cui piangere
vorrei farla risorgere,
vorrei un abbraccio, non mi è concesso vederla.
Represso senza una via d'uscita rimase,
ma vive ancora, bevi ancora.
La luce prima o poi uscirà.

lunedì 2 novembre 2009

Vedo oltre

Resisti, nel rimosso del tuo immaginario.
La tua calma è solo apparenza,
credo, forse:
la tua vita vale più di un solo attimo,
dopo è lecito sognare, ma non pensarci
altrimenti il vuoto si impossesserà di te.
Vuoto, è tutto ciò a cui non so dar nome,
è tutto ciò a cui non so dar forma,
è tutto ciò che non so ascoltare,
e io sono tutto ciò.

giovedì 29 ottobre 2009

Film:Lebanon

Era molto tempo che non vedevo una pellicola di cosi rara bellezza, bella ed impegnata. Il film è molto curato nella scelta degli attori e delle immagini. Veramente non saprei proprio da dove iniziare per i complimenti. Forse sarebbe più giusto parlare del suo messaggio, il messaggio di quanto faccia schifo la guerra. Non è il solito film di guerra. Qui i normali soldati o i normali cittadini non diventano all'improvviso dei rambo micidiali. Non in questo film. Non in questa realtà. Qui ci troviamo proiettati in una scatola metallica mortale. Le uniche inquadrature con l'esterno sono date dal puntatore del carro. Non ci sono cruenti scontri a fuoco con altri soldati o miliziani, ma soltanto civili orribilmente mutilati e strappati alla loro vita quotidiana. Non c'è gloria nella guerra, strisciando nel fango. La pace, si ottiente solo quando si ha il disgusto per la morte, purtroppo questa è l'amara realtà. Non c'è tempo per riflettere, caricare e puntare, guardare negli occhi il prossimo che dovrai ammazzare e sentirsi più sollevato, uccidere un altro se.
Non ci sono eroi, non ci possono essere atti di eroismo; nel fango ogni fiore muore, con ogni sua dignità.

lunedì 26 ottobre 2009

Film:L'artista

Volevo riportare una nota su questo bel film uscito da poco nelle sale italiane, che racconta la storia di un infermiere che lavora in un istituto geriatrico. Ogni giorno, la meccanica del suo lavoro, nel fare e ripetere quotidianamente le sue azioni hanno reso la sua vita monotona. Ma nell'istituto si accorge improvvisamente che fra i pazienti ve ne è uno molto particolare, un paziente autistico che è dotato di un grande talento pittorico. Il protagonista grazie a questo incontro si avvicina al mondo dell'arte finendo per essere riconosciuto, in modo improvviso e inaspettato, come un artista di culto. Viene rapidamente introdotto nella scena artistica contemporanea e costretto a trattare con curatori, critici, galleristi, collezionisti e ammiratori. Partecipa ad una serie di esposizioni, guadagna molti soldi, viene osannato dal mondo dell'arte. Ma, tanto evolve la sua carriera artistica quanto vengono alla luce i suoi problemi personali e le sue contraddizioni esistenziali. Il film esplora con ironia, leggerezza ma al tempo stesso profondità, il paradosso del mondo dell'arte contemporanea, i suoi personaggi e la difficoltà di definire il concetto stesso di arte. Volevo anche sottolineare, oltre la bellezza della storia, il fatto che esso è girato con molta parsimonia visto che il film presenta una ricercatezza di immagini e di dialoghi molto intensi e a tratti poetici, che hanno permesso di ottenere una pellicola molto interessante in un panorama attuale che presenta ultimamente film scadenti.

Domani vicino

Dimmi cosa è, che consistenza abbia,
anzi, no, non dirmi nulla.
Chiudo gli occhi e fammi toccare, sentire il suo odore;
credi che io ti possa dare una risposta:
non credere di veleggiare in un mar libero
l'orizzonte è uno specchio
e ti spinge dietro, guardati
la tua forza sarà la sua debolezza.
Vieni con me oh dolce morte,
che sempre mi accompagni e mi osservi,
la tua ombra, annega nelle mie paure,
le tue certezze incastonate nella vita.
Un sole sorgerà nel buio, è inevitabile, perchè tutto è diverso
perchè tutto è cosi uguale.
Ora lasciami andare, ho fretta, e non dirmi nulla
tornerò.

domenica 11 ottobre 2009

Non ti voltare

Vola nel cielo, trascinato dalle correnti
è un gabbiano, ma cosa importa.
Vola e non ascoltare le grida,
agitati ci aggrappiamo alle tue zampe.
Fuggi ti prego e porta con te un messaggio
un messaggio di speranza, e non ti voltare mai.
Sordo al dolore, cieco alla povertà.

I nuovi poveri

I nuovi poveri, con dignità o senza. Ormai dilaga questo nuovo fenomeno nelle aree urbane e non d'Italia. Cosa succede? Ma è la ripresa? Il lavoro manca? Nel 2010 saremo da traino, dicono i banchieri, eppure come rispondere a chi oramai vive senza soldi? Sono tornato nella mia città, eppure si vede un'apparenza sulfurea. Puzza questo, facce tristi dilagano affamate. ci può essere dignità nel cercare un tozzo di pane, nel rubarlo? Gli istinti sono una cosa, ma le necessità sono ben altre. Ieri ho visto gente normale chiedere un tozzo di pane, gente con occhi vitrei che non hanno più la possibilità di comprare una busta di pasta. Riflettevo su una frase di un signore che ho sentito'' oggi tutti voglio cantare ma nessuno vuol più suonare nella banda''. La povertà, quella materiale mi fa male al cuore, eppure questa è diretta conseguenza di quella morale? Può essere che il mondo giri sempre in un verso, allora è la triste conseguenza: accettiamo sornioni e rassegnati a remare verso la corrente giusta. Braccia e mente riverse in un unico grande meccanismo, il meccanismo che ci spinge verso un baratro dove non è possibile farvi più ritorno. Siamo quel che vogliamo essere, svolgiate menti che si affano nelle piccole cose e perdendo di vista i grandi obiettivi. Forse ultimamente sono un pò critico, ma questa aria tersa di accidia mi ha contaminato. Guardo lontano, ma non riesco più a capire se sono andato troppo oltre oppure mi trovo solo a pochi millimetri dal mio naso. La povertà spaventa, vorrei aiutare a cambiare questo mondo. Soffro tanto nel vedere gli anziani soli, senza nulla da mangiare, i diversamente abili buttati in mezzo alla strada, i bambini costretti a chiedere l'elemosina o lavorare per un dollaro al giorno. Eppure questo diventa normale, sulle strade; orami indifferenti camminiamo con la testa china, spaesati sono i nostri occhi, vuoti come lo stomaco dei senza tetto purtroppo.

lunedì 5 ottobre 2009

Theodor Dreyer

Un giorno, sembra cosi lontano, guardavo la tv, e fui cosi colpito da un film. Come ipnotizzato. Le immagini che scorrevano in bianco e nero, la sequenza di quegli occhi grandi, cosi espressivi. Scopri il cinema, quella sera, scopri che sulla bobina vi era dipinta una sequenza, immagini che lasciavano senza fiato: Scopri il cinema d'autore, Theodor Dreyer, il cinema espressionista, un cinema che si perse nella notte dei tempi, scandite dalle sue note. Le sue immagini mi rimasero cosi impresse, incredibile. Il suo debutto come regista ebbe un successo limitato. La fama arrivò grazie al film il l'angelo del focolare, nel 1925 , ma il film che lo rese più celebre( quello che vi stavo narrando) è La passione di Giovanna d'Arco, uscito nel 1928. e fu il suo primo grande classico. Dreyer creò in questo modo un capolavoro di emozione che si divide equamente tra realismo e espressionismo.
Il film successivo fu Vampyr - Il vampiro (1932), una meditazione surreale sulla paura. La logica cede il passo alle emozioni e all'atmosfera in questa storia dove un uomo protegge due sorelle da un vampiro. Il film contiene molte immagini indelebili come l'eroe che sogna la propria sepoltura e l'animale assettato di sangue sul volto di una delle sorelle, mentre si trova rapita dall'incantesimo del vampiro. Entrambi i film non ebbero successo ai botteghini e Dreyer non girò altri film fino al 1943. In questa data si ha Dies Irae, un film sull'ipocrisia di chi aveva condannato le streghe. Con questo film Dreyer stabilì lo stile che avrebbe contraddistinto i suoi film sonori: composizioni accurate, cruda fotografia in bianco e nero e riprese molto lunghe.
Nel 1955 girò Ordet, . Sullo sfondo di una società che ha un rapporto controverso con la religione, Dreyer volle esaltare la fede dei semplici. L'ultimo film di Dreyer fu Gertrud (1964). Sebbene sia stato inferiore a quelli precedenti, suona come un testamento artistico dell'autore in quanto egli narra di una donna che, attraverso gli alti e bassi della sua vita, non biasima mai le scelte fatte.
Vi narro la vita di un uomo, che scelse di fare un cinema diverso, un cinema forse per molti indigesto, ma un cinema che ci lasciò un immenso bagaglio, un modello. Era forse un'altra epoca, forse irripetibile.

mercoledì 30 settembre 2009

una giornata sulle stelle

Eri serio mio caro?
Pochi giorni, volano e tu
non credevi di far bene?
Un giorno volli sostituirmi a dio
bussai e gli dissi'' Sono io che ti ho creato''.
Gradasso e tronfio risi.
Il suo silenzio, mi rispose.
Un giorno volli sostiturmi a dio,
lui non mi rispose.
Cosa credevo di fare?
Era l'illusione di dare un senso a tutto
con la sua totale negazione.

sabato 19 settembre 2009

Giorgio Caproni

Vi lascio con una poesia di una bellezza è un intensità straordinaria, di un poeta sensibile al cuor umano, il suo nome è Giorgio Caproni:
Amici, credo che sia
meglio per me cominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.
Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte:
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.
(Scusate. E’ una valigia pesante
anche se non contiene gran che:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare. Ecco.
Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).
Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo- odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al vero Dio.
Congedo alla sapienzae congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.
Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, son certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.
Scendo. Buon proseguimento.

Scorie di oggi

Vorrei sapere, vorrei capire, vorrei ascoltare e vivere in un mondo diverso. E' strana la natura umana, sapete, stai bene e fingi di star male; stai male e fingi che tutto è bello. Verso quale punto oscuro ci stiamo dirigendo? Sono cosi strani i giorni, sapete, tutta la vita sembra un dialogo con se stessi. Dio o se stessi? Abbiamo iniziato la notte dei tempi avendo paura del nostro simile; poi ci siamo cinti venerando una moltidudine di dei, forse per complicità di bisogni, ora è uno solo. Domani ci sostituiremo ad esso, e forse impareremo ad comprenderci meglio, non con la scienza nè con le arti, ma solo con l'amore. Amiamoci, amiamoci e cosi forse potremo un giorno capire come si amano gli altri. Non fummo creati nè fummo scagliati in un limbo freddo... impariamo che la natura è perfetta; perchè ora abbiam paura di essa? Siam pur sempre suoi figli e l'imperfezione scalfisce tutto ciò che è meccanico. La mia vita, la tua e tutte le altre

Caro papà

Caro papà, le tue grandi mani ricordo
instancabili e forti nel sollevarmi,
volavo alto e sentivo la brezza accarezzare il mio sorriso,
ero felice e spensierato.
Non farmi scendere mai,
cingimi con le tue grandi mani, per sempre
il buio non mi spaventa, neanche la solitudine
ma solo il convivere con i ricordi.
Restai immobile, nel giorno in cui
sarò all'altezza, di essere grande come te.
Il silenzio dell'opera più bella, vivere per amare...
qualcosa che tutta la vita tua hai accresciuto.
Sarò il tuo orgoglio un giorno, come tu lo sei per me.

lunedì 7 settembre 2009

Amare

Palesare un sentimento, nasconderlo o viverlo, cosa fare nella propria vita? Discorrevo con un amico cosa è l'amore, cercavamo di capire insieme dove arrivare come viverlo e cosa fare. La volontà di ottenere, la volontà di crescere o la speranza di avere. Sogni e realtà spesso sono due cose completamente differenti purtroppo, ma ciò non può cambiare strategia di assaporare le cose. Cosa mai può essere? La risposta che spesso mi do a questa domanda è che l'uomo non è in grado di amare che se stesso. La volontà e la capacità di dare qualcosa; come è difficile riuscire a spendere la propria vita per qualcun'altro, riuscire a eliminare i proprio egoismi per dare se stesso agli altri, come è difficile non soffrire. Spesso parliamo di casualità, ci diamo delle responsabilità, ma respirare è un gesto naturale, un gesto meccanico? Siamo imperfetti, e quando ci renderemo conto di questo, quando ci renderemo conto che tutti gli astri non girano intorno alla terra, ma essa è solo una piccolo astro nella moltitudine dell'infinito. Imperfetti, imperfetti nell'amare se stessi e gli altri, tutto relativo, ma nella vita bisogna provare fino all'ultimo istante a vivere. Cosa ci succede? continuamente entriamo in tunnel bui, non vediamo la luce in fondo, non c'è luce. Ma allora? La volontà (cosi parlò zarathustra) di arrivare alla fine e vedere e vedere. Se arriviamo a metà strada non ci diamo delle colpe che non ci compentono, abbiamo camminato consapevoli di avere dato il meglio di noi stessi, e per piacere, non torniamo indietro.......

sabato 5 settembre 2009

Fratellanza

Un colpo, romboante e fulmineo passò sopra le nostre teste...oramai era pura normalità...solo il solito squarcio nella notte...ci eravamo abituati. Il silenzio dopo, fu lacerato da urla strazianti, ci facevano impazzire. Era solo un'altra divisa fatta a brandelli, un'altra giovane vita spezzata, nient'altro; un numero a cui nessuno importa nulla. Coprirsi di gloria, mi chiedevano, ma come ci si può coprire di gloria nell'infamità....
Mi avvicinai, era una brutta ferita, gli occhi spalancati di un giovane, che non ricordavo mai di aver visto. Già giovane, peccato che non abbia avuto tempo per imparere nulla, ora ha un buco sul ventre, provocato da una scheggia da mortaio. Non c'era più nulla da fare, l'intestino fuoriusciva.
"Sento freddo...".
Guardai i suoi occhi, occhi increduli... presi una sigaretta, l'accesi e gliela porsi.
"Capitano, com'è la morte? Sa, ora mi capita di pensare alla vita, forse...".
"Eh già, ma non sforzarti".
"Sa, capitano, non ho mai avuto nessun sogno, nessuna aspirazione, forse mai come ora non ho mai desiderato tanto vedere mia madre...com'è stupido".
Cercai di mantenere la calma, non far trasparire nulla, la situazione era drammatica ma erano i suoi ultimi istanti."Non è stupido, ma tu la rivedrai".
"Già, capitano, già.....ora mi chiedevo, ma come è iniziata questa guerra? Non lo ricordo più".
"Le guerre hanno un inizio, una fine forse, ma non è una cosa che riguarda noi".
"Non voglio morire, non voglio..".
Non risposi.
"Avevo una casa, avevo una famiglia e vivevamo felici, perchè?".
"La guerra è una cosa sporca, siamo solo pedine, le strade per noi sono fatte solo per marciare...". "Già, sento freddo, com'è fredda questa notte".
Guardai il cielo... freddo....Il cielo era limpido limpido, una lieve brezza estiva accarezzava le nostre divise.
"Non sento nulla...".
Si lasciò andare in quel momento, per sempre. Non era la prima volta, ne sarà l'ultima volta che la patria si fregerà di un morto. Chiamateli eroi e verrò io stesso ad uccidervi con le mie mani; chimateli solo per nome, perchè qui si impara cos'è la vita. "Buonanotte amico mio".
Presi metà della sua piastrina, la strinsi nella mia mano...non provai odio per il nemico, perchè dovrei odiarlo? Ci vogliono insegnare ad odiare...sporca guerra.

martedì 11 agosto 2009

Cecenia, la guerra dimenticata

Non è passato neanche un mese dall'omicidio della gioranalisa Natalia Estemirova, la collaboratrice di una ONG russa Memorial, che da poche ore sono stati tragicamente ''eliminati'' altri due militanti di una organizzazione non governativa. I corpi di Zarema Sadulaieva, responsabile di "Salviamo la generazione", e di suo marito sono stati trovati stamane nel bagagliaio della loro auto alla periferia di Grozny. Il modus operandi dell'esecuzione sembra proprio di tipo mafioso. I due attivisti che si trovavano nella loro sede dell'uffico della loro organizzazione a Grozny sono stati rapiti da sconosciuti armati, alcuni in borghese altri in divisa nera, che si sono qualificati come uomini delle forze di sicurezza. Dopo averli portati via, alcuni di loro erano tornati per prendere il telefonino e l'auto del marito di Sadulaieva. L'auto nella quale sono stati trovati oggi i corpi con i segni di numerosi colpi d'arma da fuoco. Il 15 luglio scorso, Natalia Estemirova era stata eliminata in modo molto simile: sequestrata da sconosciuti a Grozny, era stata trovata morta poche ore dopo nella vicina Inguscezia. Dal 92 ad oggi sono stati uccisi più di 70 giornalisti in Russia, alcuni con nomi altisonanti come per l'appunto la Estemirova e la Politkovskaia. La caduta del muro non ha certo migliorato le maniere dell'esercito russo, che continua a trattare i ceceni come delle cavie, sbeffeggiando qualsiasi diritto umano. Fatta richiesta di indipendenza, il piccolissimo Stato, è stato aggredito dal poderoso esercito russo causando una cruenta guerra, dove gli indipendentisti ceceni combattano fronteggiandoli metro per metro per difendere la loro libertà. Ci sono state migliaia di vittime fino ad oggi, ma la cosa più sconcerntante sono le maniere usate dall'esercito russo per sopprimere la fiera popolazione cecena. Non c'è nessuno rispetto per le vite umane nella guerra, ma quando l'uomo riesce ad arrivare ad uno stato di abbrutimento tale che supera qualsiasi ragione civile, bisogna certamente prendere una posizione per fermare questo scempio. Il mondo civile, resta a guardare, perchè lungi da mettersi in mezzo in una cosi spietato genocidio; i tribunali e i cosidetti sbandieratori di democrazia e diritti umani restano sordi alle richieste delle povere vittime di questa carneficina. Se non esistevano delle persone come la Politkovskaia, che raccontano, anzi scusate raccontavano visto che è stata barbaramente uccisa, che raccontavano questo orrore oggi sarebbe uscito ben poco alla luce. Lei metteva in pericolo ogni giorno la propria vita, per dare voce ad un popolo dimenticato da tutti, e non tralasciando nessun particolare macabro, non risparmiando nessuno capo e vertice dello stato russo. Rischiava di morire giorno per giorno sul fronte, ma il rischio più grosso venive da ''casa sua'' perchè braccata dalle forze di sicurezza russe che volevano a tutti i costi imporle il silenzio. Ma lei, non si è mai tirata indietro, non per maritizzarisi o perchè voleva essere un eroina, ma perchè lei era una giornalista, e riteneva giusto raccontantare, in prima persona sul fronte quel che succede in Cecenia e Russia, denunciando al mondo intero questo genocidio. E' un orrore che dura da 17 anni, e certamente non si può calcolare il numero di vittime, perchè dovete sapere che molte persone spariscono, dissolvendosi nel nulla. Vengono prelevate nel cuore della notte e poi non si hanno più tracce. Come fantasmi i parenti si aggirano per campi nella speranza di una notizia, un frammento di vestito che dia loro speranza e invece neanche una tomba dove poter piangere i proprio cari. Per non parlare delle torture, degli stupri che vengono fatte sulle donne. In una guerra non c'è mai onore, ma questa è sporca, ed è sporca come le nostre coscienze sorde che stanno a guardare.
video

lunedì 10 agosto 2009

Memorie dal sottosuolo

Il panorama indecifrabile del nostro lato ''molto umano'', riuscire ad addentrarsi e analizzare alcuni comportamenti è un compito che presenta delle difficoltà, soprattutto per la soggettiva delle nostre azioni quotidiane, perchè l'essere umano è sotto certi aspetti imperfetto; cosi inspiegabile. Soprattutto sono inspegabili i nostri lati oscuri che spesso ci spevantano, e cerchiamo di decodificarli rispetto ad una società che tutto è tranne che razionale. Questi lati oscuri che ci spaventano e vivono dentro noi come un piccolo essere, che in alcuni momenti fuoriesce con tutta la sua cattiveria, dovuto al fatto che è stato represso da un finto moralismo costruito. Cercare di fare voli pindarici nel nostro essere di automiglioramento è cercare di evolvere verso uno stato di benessere interiore; ma ciò risulta assolutamente ipocrita, perchè è impossibile capire dove ci si debba spingere per ottenere un cosidetto automiglioramento. I canoni che ci hanno inculcato, in cui abbiamo creduto ci hanno fatto sperare in una vita migliore, più appetibile per noi, ma certo non per gli altri. Tutto ciò si pone fuori dai limiti di una coscienza umanitaria, scientifica e teologica. Un libro di riferimento per quanto riguarda questo argomento e per capire meglio noi stessi è '' Memorie del sottosuolo'' di Foeder Dostoevskij; artista che per me ha rivoluzionato sia il modo di scrivere che la visione della psicologia umana. Il libro è diviso in due parti, nel quale la prima parte è un monologo di critica sociale, dove si assiste ad un autolesionismo morale. Infatti vengono messi al banco tutti gli idelai del positivismo del secolo: autolesionismo perchè il bello la perfezione assoluta non potranno mai esser raggiunte in quanto vi è una parte di noi stessi dove regna in gran segreto un desiderio di sofferenza, di sporcizia e di auto-umiliazione, che non può essere spiegato da nessuna teoria e da nessuna scienza applicata in essa. Tanto la scienza quanto neanche la teologia può venire in contro a questo stato delle essere. Il protagonista di questo racconto infatti come esempio lampante di questa irragionevolezza e di questo desiderio di sofferenza è dimostrato dal fatto che egli non sia riuscito a «diventare nemmeno un insetto». Il suo dramma è una profonda interiorizzazione della complessità della realtà. Egli, infatti, si ritiene un uomo eccessivamente riflessivo, troppo impegnato a ricercare la causa prima del suo agire e, quindi, afflitto da una sostanziale accidia, opposto agli uomini cosiddetti d'azione, i quali riescono a imporsi delle mete e a seguirle fino in fondo, grazie al loro disinteresse per le cause profonde del loro agire. La causa dell'irrazionalità e della preferenza dell'uomo per la sofferenza starebbe, secondo l'uomo del sottosuolo, nella sua facoltà più cara: quella di volere, per il quale egli è anche disposto a rinunciare ai suoi vantaggi. Questo va contro le leggi di natura, esemplificate dal prodotto 2 x 2 = 4, al quale il protagonista contrappone il 2 x 2 = 5, una delle possibili conseguenze del trionfo della volontà individuale. Per il protagonista, le uniche conseguenze di queste considerazioni sono l'accidia e l'inattività, da cui deriva il ritiro dalla vita sociale, ovvero il suo rifugiarsi nel sottosuolo che dà il titolo al romanzo. La seconda parte è un racconto in prima persona, in cui l'autore del precedente cupo monologo confessa alcune sordide azioni che ha compiuto nella sua vita, a dimostrazione di come anche una persona "istruita" e "a modo" come lui possa essere in realtà profondamente abietta. Ancora però, vi era in lui la voglia di affermare la propria esistenza e di non soccombere all'ignavia, seppure attraverso azioni indegne. Dare delle risposte, ad una riflessione che ci è posta da questo libro non è certamente semplice, però ognuno di noi dentro se vive dei momenti in cui si hanno delle situazioni che contrappongono il nostro volere alla nostra virtù. E' una battaglia interna che in un conflitto morale non può porre alcun vincitore.

sabato 8 agosto 2009

Un sogno balenato ieri

Chi sogna un sei, chi più coraggioso lascia tutto e parte, chi si adagia sul cuscino e pensa, ogni sogno ha una sua consistenza, sono il combustibile della nostra vita. Sarebbe bello poterli realizzare; chi sogna per se stesso e chi per gli altri; chi sogna castelli di sabbia e chi la libertà;
chi sogna do tornare bambino e chi un sorriso; chi sogna di poter camminare e chi di vedere la luce del sole; chi sogna un mondo migliore e chi come me di poter ammirare quello che c'è perchè nella sua varietà e nei suoi colori è bellissimo.

''Chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi gioca coi fili chi ha fatto l'indiano
chi fa il contadino, chi spazza i cortili chi ruba, chi lotta,
chi ha fatto la spia'' Rino Gaetano

Guardo i colori ondeggiare,
la musica scandisce i battitti del cuor
la mente mia è prigioniera
di milleni di culture da tutto il mondo.
Suona nella mia mente, un ritmo
una tromba apre le danze
il sonaglio e il guirro mi prendono per mano
e il berimbau vivacemente mi rapisce.
Vengo da te, sogno di una vita.
video

giovedì 6 agosto 2009

William Kentridge


Una notte di due anni fa, mi recai da solo per vedere una mostra organizzata al museo di arte contemporanea il Madre, per il Neapolis teatro festival. Si organizzava la proiezzione di un'opera di Kentridge accompagnata da una cantante di colore e un trio d'archi, mentre nella sala di esposizione vi era una mostra fissa di Wilson, i Voom Portraits. Per me fu una notte magica, dove la mia mente fu completamente catturata nel cuore di una dolcissima notte da mille immagini, luci e dalla dolcissima voce della cantante di colore. Mi posizionai solo in una saletta al buio per ammirare la proiezione di Kentridge e fui catturato dalla sequenza di immagini, da quello stile cosi particolare di disegnare, cosi cupo e dalle immagini molto angosciose. Come ho scritto nel post precedente, si apri il mio animo e iniziò a volteggiare in quella serata cosi magica e ne fu calamitato verso lo schermo. Kentridge è un vero genio. Purtroppo la serata mi fu rovinata nel finale perchè nella sala dove mi ero rifugiato si presentarono il presidente della regione Bassolino e parte della giunta per fare solo caciara. Ed io lanciai il mio ''shhhhhhhhhhh'', dovuto non solo al fatto che mi distrurbavano ma anche a tante altre cose inerenti alla politica ( come togliersi un pò di sassolini dalla scarpa). Certo è un discorso interessante, ma mi preme più parlare di Kentridge, che è un artista fenomenale e per chi non lo conosce spero che la mia presentazione serva per allettarne la curiosità. William Kentridge nasce a Johannesburg nel 1955, e la sua artesplora la memoria personale e collettiva, nonchè il rapporto tra desiderio, estetica ed etica attraverso opere che riflettono sul dolore ed il conflitto nella società contemporanea globalizzata. La sua arte viene canalizzata soprattutto nel disegno e nell'animazione. I suoi disegni sono prevalentemente in carboncino, filmati in vari stadi della loro esecuzione, e sentite sentite, la particolarità del suo genio consiste nel suo metodo di disegno, cioè aggiungendo e cancellando progressivamente le parti tracciate, cioè la tavola da disegno è unica!. La storia narrava di un imprenditore edilizio sudafricano, Soho Eckstein, e del suo fragile alter ego Felix Teitlebaum, sullo sfondo dell'apartheid. Ispirato al drammaturgo francese ottocentesco Alfred Jarry, Kentridge sviluppa , alla metà delgi anni novanta, una serie di opere filmiche e di installazione basate sulpersonaggio di Ube Re, figura di despota ridicolo e simbolo del potere arbitrario che genera la follia. Negli ultimi anni, Kentridge ha realizzato una serie di opere ispirate alla Coscienza di Zeno di Italo Svevo. Vi ho allegato alcuni filmati che potrete spero visionare con gusto e spero di leggere i vostri pareri al più presto.

martedì 4 agosto 2009

Cos'è l'arte?

Alcune volte, in determinate situazioni, mentre siamo alle prese con un libro, o con un dipinto o un'opera architettonica o prestando ascolto ad un opera musicale, le nostre sensazioni vengono vibrate. E' certamente lecito riuscire a comprendere il perchè in ognuno di noi tali sentimenti vengono smossi, il perchè tali messaggio ci colpiscano così profondamente. Il tema della discussione non è certo se è la piena consapevolezza di concepire il messaggio lanciato dall'artista, bensi l'apertura sensibile del nostro animo culturale. Ovviamente le interpretazioni ad un certo evento artistico possono essere tra le più differenti, tra individui che per alcuni aspetti possono presentarsi su tanti aspetti umani ''simili'' tra loro. L'interpretazione all'arte forse si compone di due passaggi, una figurativa che permette di aprire una prima porta conoscitiva e un secondo passaggio che invece entra nel confronto tra se stesso e l'opera stessa. Perciò essa è sintesi del mondo intero, o meglio del nostro modo di vedere il mondo intero. L'arte si evolve nel tempo? E' una domanda che certamente è difficile dare una risposta, perchè essa è soggetta ad una contestualizzazione. Il linguaggio artistico trasmette più di ogni altra cosa, ma si trova chiuso nel mondo in cui si è formato. Quando valorizziamo un'opera d'arte, non solo la soggettivià entra nel processo di valutazione, ma anche alcuni fattori attinenti all'oggettivo, non solo il gusto estetico ha un'ultima parola, ma anche il contenuto informazionale e storico che, ad un certo punto, sappiamo di quell'opera e l'individuo che la consuma. L'uomo e l'opera si educano a vicenda dal punto di vista estetico. Anche se ogni soggetto valorizza nel suo modo proprio, in funzione alle sue volontà, pacere e interessi, egli usa criteri incorporati nei modelli culutrali del suo gruppo. L'opera è aperta al pubblico ma si chiude nel momento in cui qualcuno la interpreta. L'arte, e l'artista deve avere una carattersitica importantissima, cioè quella di riuscire ad ottenere un allontanamento dall'empirismo. Non deve seguire particolari legge evolutive, perchè l'arte non deve essere evoluzione come ad esempio lo è la scienza. Non parte da presupposti e da basi precedenti, bensi deve distaccarsi da questa prassi e far si che l'arte sia come una scheggia impazzita nel tempo, fuori da ogni contestualizzazione temporale e culturale. Ovviamente mi scuso se ne parlo come di un argomento astratto, anche se non è cosi; perchè ci si deve comunque prefigurare la prospettiva che ogni singola opera d'arte nasca da una sensazione. Le sensazioni di piacere non dipendono dalla costituzione degli oggetti esterni ma dal sentimento proprio a ogni essere umano; poichè fanno parte della natura umana del singolo soggetto, tutti i sentimenti possono essere soltanto arbitrari e relativi.La scienza empirica e la partizione dello spazio, la matematica misura mentre le arti ripartiscono lo spazio e il tempo.Il bello piace il piacevole diletta. Per Shopenhauer l'arte ha un doppio valore, quella dela ragione per la quale consente di raggiungere le alte vette ed astrazioni della matematica e della fisica. Il vero requisito per tale conoscenza è l'evasione, pur momentanea della volontà. é concepire un'arte significa valutare il grado di allontanamento della voltontà.
''Pro captu lectoris, habent sua fata libelli''(nelle mani dei lettori, i libri hanno la loro sorte''